Non guardare giù!

Per una mamma, la diagnosi di autismo o di altra disabilità intellettiva permanente e definitiva arriva quasi sempre come una sentenza di colpevolezza, non tanto per quello che dice, ma per quello che toglie: certezze, immaginazione del futuro, fiducia in sé. Colpisce l’autostima e la sicurezza, come se all’improvviso fossi tu la responsabile di qualcosa che non sai nemmeno nominare.

A volte arriva dopo un periodo di dubbi e sospetti che logorano dentro per mesi, dove osservi tuo figlio / figlia facendo paragoni con gli altri, cercando sul web e, in casi fortunati, parlando con qualche esperto. In ogni caso quando sai che la vita di tuo figlio sarà diversa e per sempre emarginata dalla società stai male. Piangi il lutto di una persona viva (cit. Panzeri Sibilla, Figli di un gene minore)

Poi arriva la domanda inevitabile: va bene, ma adesso che si fa? La verità è che disperarsi non serve a molto, e te ne accorgi subito. La vita non si ferma, anzi accelera. Ci sono cose da fare, adempimenti burocratici, domande al patronato, visite mediche, osservazioni, terapia, ecc. Un turbine intenso che lascia poco tempo al dolore. Ma intanto, tra tutto questo,  vedi piccoli miglioramenti e accanto alla disperazione si affianca la speranza.  Capisci che, con difficoltà più o meno grandi a seconda dei casi, tuo figlio potrà farcela. Che troverà, in qualche modo, il suo posto nel mondo.

Certo, il percorso non è facile, ci saranno momenti orribili a causa dell’esclusione dalla vita sociale dei coetanei, gli sguardi degli altri genitori, le lotte continue con il sistema scolastico che non né preparato ad accogliere e gestire tutti i casi di autismo e altre disabilità intellettive troppe diverse l’una dalle altre per trovare protocolli di intervento efficaci e consolidati. Ogni inizio d’anno scolastico participerai inconsapevolmente alla lotteria degli educatori/docenti di sostegno. Chi capiterà a tuo figlio? Il docente di musica che accetta la cattedra per fare punteggio anche se ha passato tutta la sua vita a suonare in conservatorio senza mai incontrare nessuno con disabilità? L’educatore assunto al volo dalla cooperativa senza nessuna esperienza che proporrà cellullare e tablet ogni volta che non saprà come gestire il tempo? Comunque vada non potrai farci molto.. colloqui, mail per tamponare qui e là i problemi più grossolani ma se conduci una vita lavorativa e hai altri figli alla fine imparerai a lasciar correre, non c’è tecnicamente tempo per intervenire ad ogni singola mancanza della scuola.

Esistono molti centri di terapia e associazioni che si occupano di disabilità. Luoghi in cui sei vista, ascoltata, accompagnata mentre tuo figlio cresce.  Cerca tra queste supporto per sentirti meno sola, vai avanti giorno dopo giorno, ricorda i successi e non fare caso alle giornate storte.

Stai camminando su un ponte tibetano, sospeso nel vuoto, a chilometri da terra. Non puoi tornare indietro. Puoi solo andare avanti, con le spalle dritte e lo sguardo lontano. E mentre cammini, non guardare giù.