Cosa succede quando usiamo parole legate alla disabilità per insultare o per far ridere?

Oggi, 21 marzo 2026, si celebra la Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down.

Nella nostra associazione, alcuni ragazzi con sindrome di Down partecipano ogni settimana con entusiasmo alle attività sportive, educative e ricreative. Non sono “eccezioni”: sono parte della nostra comunità.

Per questa giornata aderiamo alla campagna internazionale “JUST EVOLVE”, promossa da CoorDown e sostenuta da Fondazione Cariplo.

VIDEO: https://youtu.be/bB07h9WM5A8

Cosa accade quando usiamo le parole della disabilità per offendere o per far ridere? Il problema non è “una parola sbagliata”. Il problema è l’immaginario che il linguaggio alimenta e riproduce: nella vita quotidiana, nei media, nelle istituzioni. Quando la disabilità viene usata come insulto, come metafora per degradare, come dispositivo narrativo per far ridere, le persone vengono ridotte a simboli e scorciatoie emotive. E questo ha conseguenze concrete: rafforza stereotipi, legittima discriminazioni, rende più difficile se non impossibile la piena partecipazione alla vita sociale.

Ogni cultura possiede il proprio vocabolario dell’esclusione. Nel mondo anglosassone, si usa il termine “retarded” (conosciuto anche come ‘R-word’ per chi vuole evitare di pronunciarlo). In Italia, espressioni come “ritardato” o “mongoloide”  non sono neutri né “solo battute”: producono un danno reale sulle persone con sindrome di Down e, più in generale, su tutte le persone con disabilità.

Il “ritardo mentale” così come il “mongolismo”, sono termini nati nel ‘900 e nel ‘800 in contesti medicalizzati considerati accettabili inizialmente, hanno assunto però col tempo una connotazione negativa attraverso l’uso dispregiativo che ne è stato fatto.

Per la Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down, 21 marzo 2026, CoorDown lancia la campagna di sensibilizzazione internazionale “JUST EVOLVE” per chiedere a ognuno di fare un salto culturale e di responsabilità: far diventare un lontano ricordo del passato le parole della disabilità usate per offendere. Cambiare, far evolvere il nostro linguaggio per produrre un cambiamento sostanziale in ogni comunità, è una chiamata all’azione per tutte le persone, aziende, media, scuole, istituzioni. Perché scegliere una narrazione più accurata e rispettosa non è solo un gesto di cortesia: è un atto che costruisce un mondo più equo e a misura di ognuno.

Invertire la direzione del linguaggio è possibile: se è stato possibile abbandonare “vecchie abitudini” oggi ritenute obsolete perché non possiamo farlo con le parole che fanno male?

 

Trovate l’articolo completo a questo link: https://www.coordown.it/just-evolve-smettiamo-di-usare-le-parole-della-disabilita-per-offendere/