Mi chiamo Emanuela Faloppa e sono una Psicologa. Mi sono formata nell’ambito della psicologia dell’età evolutiva e mi occupo di attività clinica con bambini, adolescenti e genitori, oltre che di psicologia giuridica come Consulente per il Tribunale Ordinario e per il Tribunale per i Minorenni di Milano. Quando ho conosciuto Isabella e Davide, però, ho capito che potevo fare qualcosa di diverso, qualcosa di più. Mi sono avvicinata, allora, all’Associazione Il Pentolino e sono entrata, in punta di piedi, in un ambiente per me nuovo. Avevo voglia di conoscere nuove realtà, di vivere esperienze che mi potessero arricchire soprattutto dal punto di vista umano, oltre che professionale. E ho conosciuto un mondo nuovo, fatto di tanti bambini e di tanti genitori, colorato e variopinto in cui ogni realtà è diversa dall’altra.

Ho capito che anche io, nel mio piccolo, potevo fare qualcosa per questi ragazzi e per le loro famiglie. Innanzitutto guardarli, ascoltarli, osservarli, dare loro una finestra dalla quale potersi affacciare e poter raccontare un pezzetto di loro. Ho imparato che dire “autismo” vuol dire tutto e non vuol dire niente, che ognuno è unico e diverso da tutti gli altri. Ho scoperto che ci sono tanti modi di comunicare, che un bambino può parlare con gli occhi quando sente che gli canti la sua canzone preferita, anche se non riesce ad esprimersi verbalmente. Ho visto che tante cose che si dicono sull’autismo sono solo luoghi comuni e che ogni bambino ha la sua sensibilità e il suo modo di affrontare la vita con mille sfumature. Ho incontrato i volontari e ho gioito vedendo che siamo circondati da persone generose che mettono a disposizione il loro tempo per gli altri. Ho visto che tante famiglie si sentono sole, abbandonate e che invece è importante vengano ascoltate, anche dalle istituzioni, perché nessuno conosce quel bambino meglio di loro. Ho conosciuto la forza straordinaria di questi genitori che, nella vita quotidiana, spesso devono fare i super eroi per combattere il pregiudizio della gente, non senza fatica. Ho imparato che anche una piccola goccia può fare la differenza,

Ho capito che, grazie al mio lavoro, posso essere in qualche modo utile a questi ragazzi e alle loro famiglie. Per questo all’interno dell’Associazione mi sono offerta di occuparmi di osservazione e valutazione, di percorsi di potenziamento cognitivo e/o sociale – sulla base delle potenzialità e dei limiti di ciascuno – corsi di formazione per i volontari e di sportello di counseling per i genitori. Con l’auspicio che il mio tempo e la mia professionalità possano essere d’aiuto in questo variegato universo dell’autismo.

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